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con Valerio Galano

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Episodio del podcast

Colleghi fantastici e come evitarli

14 novembre 2021 Podcast Episodio 74 Stagione 2
Colleghi fantastici e come evitarli

Descrizione

Quante persone ci capita di incontrare nella nostra vita professionale! Oggi ci risiamo: dopo l’episodio sul Clienti fantastici, eccone uno sui Colleghi fantastici.

I link dell’episodio di oggi:
Clienti fantastici e come evitarli - https://www.spreaker.com/episode/29900611

Attrezzatura:
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Produttori:
Alex Ghibellini, anonimo

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Crediti

Sound design - Alex Raccuglia
Voce intro - Maria Chiara Virgili
Voce intro - Spad
Musiche - Kubbi - Up In My Jam, Light-foot - Moldy Lotion, Creativity, Old time memories
Suoni - Zapsplat.com
Cover e trascrizione - Francesco Zubani

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Quello che segue è lo script originale dell'episodio.

C’è poco da fare: a volte, nonostante il nostro lavoro possa piacerci, appagarci e darci soddisfazione, è comunque probabile che ogni giorno ci tocchi combattere con tutta una serie di problemi: lo stress, le consegne, le richieste dei clienti e, a volte, persino i colleghi.

Sì, perché non sempre le persone che lavorano con noi, che dovrebbero aiutarci, supportarci e semplificarci la vita, lo fanno effettivamente.

Intendiamoci bene, non mi sto riferendo ai colleghi stronzi o quelli che cercano appositamente di sabotare il prossimo per un proprio tornaconto, quanto piuttosto a quelli pur con propositi collaborativi, a causa di alcune caratteristiche personali tendo a creare alcuni problemi dei quali, probabilmente, nemmeno si rendono conto.

Lavorando come consulente per aziende, mi è capitato, nel corso degli anni, di incontrare tantissimi professionisti del mio stesso settore, ma anche di settori collegati, e oggi voglio provare a stilare con te una classifica delle tipologie più interessanti di colleghi fantastici.

Prima però: la sigla.

I colleghi sono una grande risorsa.

Trovare collaboratori con cui si va particolarmente d’accordo, poi, è una gran fortuna e permette di migliorare esponenzialmente il valore del proprio lavoro e la propria vita professionale.

Ci tengo a precisare che quella che sto per descriverti è una classificazione scherzosa, non vorrei che qualcuno si offendesse perché, ad essere onesti, i veri colleghi da evitare, sono ben altri, rispetto a quelli di cui ti parlerò oggi.

Tuttavia, mi piaceva l’idea di registrare questo episodio come un seguito spirituale di quello sui clienti fantastici e come evitarli, nel quale ho raccontato una carrellata dei clienti più assurdi che mi sono capitati nel corso del tempo e che ho pubblicato nella scorsa stagione di Pensieri in codice.

Se tu che mi ascolti ora sei nuovo, ricordati di andarlo a recuperare e sono sicuro che non te ne pentirai.

Fatte le dovute premesse, quindi, basta chiacchiere e iniziamo.

Il primo tipo di collega da evitare, è comunemente definito l’Eroe.

L’eroe è quella persona che, per sua scelta o semplicemente per via delle circostanze, si fa carico di qualsiasi problematica gli capiti a tiro.

È abbastanza facile capire chi sia l’eroe in un team o in un’azienda: il primo campanello d’allarme ti deve scattare quando per qualsiasi problema, vieni sempre reindirizzato alla stessa persona.

Sì è bloccato il sito X? Chiedi a JIM. (Sì, oggi il nostro eroe si chiama JIM)

Hai un problema con il repository del progetto Y? Chiedi a JIM.

C’è da fare un preventivo per il cliente Z. Chiedi a JIM.

In questi casi le possibilità sono due.

O JIM è particolarmente più esperto degli altri, e in un team o una piccola azienda, questo può fare un’enorme differenza e spingere tutti i componenti ad appoggiarsi in modo eccessivo all’eroe, sviluppando quasi una sorta di timore reverenziale.

Oppure JIM non è in grado di delegare agli altri, magari non sa documentare o non sa spiegare il proprio lavoro o non ha la pazienza di attendere che qualcuno meno esperto di lui risolva la questione con i suoi tempi, e per questo motivo preferisce fare tutto di persona.

Se poi ha proprio l’indole dell’eroe, allora avrai modo di vedere lo stesso JIM inserirsi in discorsi per i quali non è stato interpellato e farsi carico di incombenze su cui stavano già lavorando altri.

Capiamoci: il nostro JIM non è cattivo. Semplicemente pensa di fare cosa migliore comportandosi da eroe. Pensa di risolvere problemi agli altri. Pensa di fare bella figura con gli altri.

Solo che in realtà, così non è.

Basta fermarsi due secondi a riflettere per capire che se tutta la conoscenza è nella testa di JIM , tutte le procedure, tutte le caratteristiche, mentre gli altri collaborano solo di sfuggita ad un progetto, allora, nel caso in cui il nostro eroe dovesse venir meno per qualsiasi motivo, per il team sarebbe una catastrofe.

All’improvviso tutti si ritroverebbero spiazzati a dover mettere le mani su un qualcosa di cui, fino a quel momento, si era sempre occupato JIM.

Senza contare che un’eroe funziona finché il carico di lavoro è tutto sommato moderato. Al crescere dei progetti o dei clienti, nessun uomo può mai scalare come invece può fare un team, nemmeno un’eroe. Altrimenti prima o poi scoppierebbe.

Per questo motivo, questa figura va assolutamente ridimensionata: magari si può sfruttare la sua grande esperienza per formare altre figure che operino prima sotto la sua supervisione e poi in autonomia.

Ma, in ogni caso, se tu hai un collega eroe, prova ad alleggerire il suo carico di lavoro, magari aiutandolo a produrre della documentazione che permetta anche ad altri di svolgere il suo lavoro.

Se invece sei tu stesso un eroe, procurati qualcuno che ti possa affiancare, anche se all’inizio sarà estremamente più lento di te, ti chiederà un sacco di aiuto, ma poi, col passare del tempo, ti solleverà da tante incombenze e ti renderà la vita molto più semplice.

La seconda tipologia di collega da evitare è l’ansioso.

L’ansioso, come dice la parola, è quello che soffre tremendamente d’ansia sul posto di lavoro e, di conseguenza, tende a diventare ansiogeno per chi lavora a stretto contatto con lui.

Si tratta di quella persona che ti chiede continuamente a che punto sei con un determinato compito, ti scrive magari nel fine settimana per chiederti se poi hai ricevuto quella email, o se hai risposto a quel cliente.

Chiaramente, se sei un ritardatario cronico e salti regolarmente le consegne, non puoi certo additare il tuo collega o addirittura il tuo capo come ansioso, ma, se sei sempre puntuale e preciso e comunque questa persona ti pungola continuamente, allora è proprio il caso di metterci una pezza.

Con tutta la delicatezza dovuta, occorre che gli spieghi che, se quell’attività non è particolarmente urgente, allora è inutile che ti costringe ogni 2 ore a spiegargli perché ha dovuto dare precedenza ad altro… Semplicemente, quando l’avrai terminata (e ricordagli: sarà sempre entro la scadenza) allora sarai tu a farglielo sapere.

Ugualmente, nel caso in cui dovessi riscontrare dei problemi che possono causare ritardi, sarai sempre tu a metterlo al corrente.

In pratica, va chiarito che tu sei un professionista come lui e anche tu sai fare il tuo lavoro.

Ovviamente tutti possiamo sbagliare e un po’ di sana ansia può aiutare a fare attenzione alle cose importanti, ma esagerare non solo non porta a buoni risultati professionali, produce anche uno stress inutile che peggiora la vita personale e i rapporti fra colleghi.

E arriviamo poi allo scansafatiche.

Lo scansafatiche, ovviamente è quello che cerca di evitare il più possibile di lavorare.

Ne ho incontrati alcuni con vari livelli di abilità e varie tecniche: inventare le più articolate scuse per evitare un compito, navigare fuori dai radar per non destare l’attenzione degli altri, dilatare i tempi o svolgere male appositamente un’attività per fare in modo che la prossima volta sia affidata ad un altro.

Questa è forse, secondo me, la peggiore delle tipologie di persone in questa classifica perché è quella che comprende un po’ di dolo nel suo comportamento deleterio e, così facendo, complica la vita a tutti gli altri del team.

Nel corso degli anni ho visto utilizzare stratagemmi più che ingegnosi.

Ho conosciuto persone che aspettavano un paio di minuti prima della fine dell’orario d’ufficio per mandare una email o notificare un problema, così gli altri non avrebbero avuto tempo per risolvere e sarebbero stati costretti a fare straordinari o rimandare all’indomani, e nel frattempo lo scansafatiche sarebbe dovuto per forza rimanere in attesa.

Ho visto pasticciare documenti, report e statistiche per costringere chi le doveva controllare a perdere più tempo del necessario e doverle rimandarle indietro segnalando i problemi.

Insomma, se uno scansafatiche mettesse nel lavoro lo stesso impegno che mette nell’evitarlo, quel lavoro, probabilmente otterrebbe anche buoni risultati, sarebbe più benvoluto dei colleghi e contribuirebbe perfino al bene dell’azienda.

E arriviamo quindi alla tipologia di collega da evitare che ho soprannominato Il proxy.

Si tratta di quella persona che riceve una domanda, una richiesta, una segnalazione, la inoltra passivamente a qualcun altro per ricevere indietro la soluzione da inoltrare nuovamente al richiedente iniziale.

Insomma, un proxy.

Solitamente si tratta di qualcuno che non ha una grande conoscenza del progetto o del sito sul quale sta lavorando, ma, al tempo stesso, è stato adibito ad intrattenere rapporti con il committente o il cliente o uno dei dirigenti più in altro nella catena di comando.

Anche in questo caso bisogna fare però dei distinguo.

Se si tratta di una persona nuova, magari appena assunta o assegnata al progetto, allora non gliene si può fare una colpa, se non conosce l’argomento del quale è chiamato a discutere.

Con il passare del tempo imparerà, studierà e inizierà a fare esperienza, acquisendo man mano una padronanza del progetto e la capacità di aggiungere il proprio contributo, o addirittura di rispondere direttamente ad alcune questioni.

Ma se stiamo parlando di un proxy cronico, allora il discorso cambia.

Il vero proxy si trova perfettamente a suo agio nella posizione che ricopre.

D’altronde, prima si interfaccia con una fazione, poi con l’altra e poi di nuovo con la prima.

In questo modo da l’impressione di stare lavorando, con tutte quelle email e quelle call schedulate, ma in realtà non sta facendo altro che riportare all’uno la risposta dell’altro. Un lavoro facile e leggero.

Arriviamo quindi al collega Lucky Luke. Hai presente, no? Il pistolero più veloce della sua stessa ombra.

Si tratta di quella persona che crede che ogni problema si risolva in un quarto d’ora perché lui stesso è sicuro di poterlo fare in quel lasso di tempo.

Quando gli chiedi Luke, quanto ci vuole a tirare su quel progetto?, ti risponde Mah un quarto d’ora e abbiamo fatto.

Il problema è che il nostro pistolero è un po’ troppo ottimista: la sua stima vale solo nel caso in cui non ci sia il minimo intoppo e magari l’orologio perda pure un minuto ognitanto…

Nella realtà possono sempre andare storte tantissime cose e le stime dovrebbero tener conto di un ragionevole serie di intoppi.

Senza contare poi che magari il Lucky Luke conosce a menadito quel progetto e non si rende conto che, se il lavoro deve farlo qualcun altro, allora è necessario considerare la possibilità che questi non ne sia il massimo esperto, ma contemplare il fatto che possa aver bisogno di un po’ più di tempo.

Questo tipo di collega da evitare è abbastanza facile da riconoscere perché molto spesso sprizza sicurezza da tutti i pori.

Non è particolarmente pericolo ammenocché non abbia lui proprio l’incarico di pianificare le attività.

In tutti gli altri casi è facilmente più che gestibile: basta conoscerlo.

L’ultima tipologia mi piace chiamarla Mano lesta.

Di solito è un superiore o in generale quello che assegna i compiti e che ha la tendenza ad infilare sempre di straforo un attività all’interno di un altra.

C’è da sviluppare quella funzionalità X e, visto che ci troviamo a mettere le mani in quel file, allora approfittiamone per aggiungere anche Y.

Questa è la frase con cui normalmente ti prende alla sprovvista.

La prima attività è stata analizzata, soppesata e valutata con cura. La seconda è buttata lì così e a prima vista ti può sembrare semplice, ma solo perché non ti è stato il tempo necessario per rifletterci a dovere.

Così tu accetti e ti ritrovi ad avere due attività da fare nel tempo di una, aumentando così le possibilità di sbagliare, o di bucare la deadline e, in ogni caso, a caricarti di più stress del dovuto.

Anche in questo caso, però, la soluzione è abbastanza semplice: ti basta rispondere negativamente a qualsiasi richiesta di aggiungere lavoro extra a quello già ben pianifica. Poi, casomai, la cosa si può valutare e decidere con un po’ di calma.

Siamo dunque giunti al termine di questa classifica dei collegi fantastici da evitare.

Ti ricordo ancora una volta che questo episodio serve per farci una risata, quindi ho volutamente tenuto fuori tutti quei personaggi realmente fastidiosi e deleteri per la nostra vita professionale: mi riferisco ovviamente agli incompetenti, gli antipatici, i superbi, gli scorretti, e via discorrendo.

Quelli purtroppo ci sono in tutti i campi e non ci possiamo fare più di tanto, quindi non è nemmeno il caso di angustiarsi troppo.

Meglio dimostrare il proprio valore che cercare di mettere in luce le mancanze degli altri.

Spero quindi che l’episodio di oggi ti sia piaciuto e ti ricordo che questo podcast è gratuito per tutti e libero da pubblicità per merito di un gruppo di sostenitori che ogni mese supportano economicamente il progetto in cambio di piccole ricompense.

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Per ora, ti do appuntamento al prossimo episodio e ti ricordo che un informatico risolve problemi, a volte anche usando il computer.


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